Mi guardo intorno e mi accorgo di essere circondata da esperienze di arteterapia che vengono condotte nei luoghi e con le modalità più differenti…dall’arte terapia a orientamento relazionale e gruppo analitico ai gruppi costruiti come “contenitori e spazi transazionali”, dai gruppi di espressione ritmica ai semplici gruppi di pittura facilitati da amatori del pennello. Tutti in ogni caso animati dal desiderio di “curare” il malessere di soggetti diversi (persone con disabilità, anziani, bambini con disagi vari). In realtà è possibile fare un primo chiarimento. L’Arterapia nasce come percorso di appoggio e/o cura di indirizzo psichico negli anni cinquanta, e discende da esperienze di psicoterapia dinamica e da pratiche dedotte dall’applicazione della Psicoanalisi. Sui testi leggo che “fino ad oggi l’Arterapia,in Italia, è stata utilizzata come tecnica riabilitativa e/o di sostegno con il fine di ridurre gli handicap psicofisici di miglioramento delle capacità relazionali e di inserimento di gruppo per personalita’ affette da patologia che va al di là della nevrosi: è stata applicata da professionisti esperti nei più diversi campi, che vanno dalla musica alla letteratura, non arrivando mai alla psicoterapia in senso stretto, per mancanza di istituzioni che selezionassero e formassero un Arteterapeuta professionalmente…è necessario sottolineare la mancanza di una figura che sappia riunire in modo coerente una solida formazione psichiatrica-psicoanalica con spiccate ed affermate, anche se relative, si intende, qualità artistiche. In Inghilterra tali interventi sono impostati da uno psicoanalista e/o psichiatra, che oltre a possedere rilevanti attititudini artistiche, corredate con bagaglio teorico necessario alla sua cosiddetta “spersonalizzazione artistica”, ha la capacità di elaborare in forma terapeutica quanto può assorbire dalla seduta di arterarapia di gruppo e/o di singolo. In tal modo si viene a riunire in un unico soggetto sia lo psicanalista che il “maestro” artista”. In Italia la situazione è profondamente differente ma non è questo ciò di cui voglio parlare.
Cosa succede nei Gruppi di Arteterapia che coinvolgono persone con Afasia? Nei gruppi di pittura, danza, teatro che quasi ogni piccola associazione ha messo su con grande entusiasmo e poi magari chiuso dopo un po’ come abbiamo fatto noi di ALIAS quando ci siamo resi conto che il livello di piacere e benessere che circolava nel gruppo era bassissimo mentre l’unica cosa evidente era il desiderio dai parte dei partecipanti di non deludere noi organizzatrici convinte di esporre gli altri a stimoli di per sé benefici?