Oggi ho parlato troppo, come ieri. Ci sono giorni invece nei quali corro come una matta da una corsia all’altra con un piatto di pasta in mano da far provare al signore edentulo e disfagico della 503 e una scodella con del formaggio per il signore del Mantenimento al piano di sotto e un libro in tasca per provare a leggere con la signora del Post-acuto che è arrivata ieri ed è afasica ma forse, insperatamente, legge. E mentre corri trafelata, pensando che non ce la farai mai, perchè tutti mangiano alla stessa ora e tu per visitarli dovresti essere su tre piani contemporaneamente ed en passant ti chiedi perchè hai studiato la neuropsicologia e la linguistica quando avresti dovuto studiare il nutrizionismo visto quel che ti chiedono tutti i giorni in reparto, che poco ha a che fare con la comunicazione ma molto con la consistenza del puree e con il terribile “quadrilatero faringeo”, quando ecco che passando nel salone senti quella voce.
Conosci quella voce, la voce della signora che sta cantando, conosci anche chi le vuole bene e casualmente è una persona cui vuoi bene anche tu, con cui hai fatto un fatto un pezzo di pezzo di strada tanti anni fa, in un momento molto particolare della tua vita e ti fermi ad ascoltare, con i piatti in mano, pensando che la vita è parecchio strana. Anche lei non avrebbe mai pensato di stare lì a cantare “‘O sole mio” con una tutta concitata, ma ora imbambolata in piedi davanti a lei, che la guarda, e poi se ne va più allegra, svolazzando con il suo camice bianco. Non senza averle fatto i complimenti per l’ottima intonazione

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